ROSSO: ROVERS e SCOLTE
 

In cammino verso ... la conversione del cuore.

“L'Anno Paolino che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto donare alla Chiesa tutta ci invita a vivere nell'unità e nella comunione il richiamo alla nostra sequela a Cristo nelle strade del tempo che viviamo”. E’ quanto dichiara l’Arcivescovo mons. Paolo Romeo in sede di presentazione dell’anno Paolino, il quale aggiunge:
“Questa particolare grazia sia occasione di vitalità e di rinnovamento perché il confronto con l'Apostolo delle genti ci sproni a rivolgere coraggiosamente lo sguardo a nuovi orizzonti di annuncio e di testimonianza del Vangelo”.

Ma chi era questo "giudeo di Tarso di Cilicia" (At 21,39) che oggi ricordiamo come il grande 'apostolo dei gentili'? Nacque a Tarso, presumibilmente tra il 7 e il 10 d.C., e nella città natale trascorse l'infanzia. Per proseguire la sua formazione fu inviato a Gerusalemme, alla scuola di Gamaliele che lo educò "secondo le più rigide norme della legge paterna" (At 22,3). Questa sua adesione alla legge ed alla tradizione ebraica lo oppose ben presto al primo gruppo cristiano che prese a perseguitare (Gal 1,13-14). L'evangelista Luca ci racconta che era tra i più zelanti nel ricercare i cristiani provenienti dal giudaismo per metterli in carcere (At 9,1-3). Ancora da Luca apprendiamo che Paolo fu tra coloro che approvarono l'uccisione di Stefano (At 8,1). Tale era il suo odio per la prima comunità dei discepoli di Gesù! 

Eppure, nei pressi di Damasco, un evento mutò radicalmente questo nemico dei cristiani in un amante appassionato di Cristo e della sua Chiesa. Cristo irrompe fulmineamente nella vita di questo fanatico zelante della Legge e lo trasforma in apostolo del Vangelo. L'onestà e la totale dedizione con la quale Paolo osservava la Legge sino a perseguitare i cristiani, ora è messa in questione dall'incontro con Cristo che lo acceca per ridargli una nuova visione della realtà. Come scrisse Giovanni Crisostomo: "poiché vedeva male, Dio lo rese cieco a fin di bene.eppure non furono le tenebre ad accecarlo, ma fu un eccesso di luce che l'accecò" (Panegirico IV su Paolo 2). 

A Damasco Paolo avvertì che la scrupolosa osservanza della Legge non basta a salvare. La Legge senza amore è come un corpo morto, tanto più se in nome di questa Legge, si arriva a perseguitare e uccidere chi non la osserva. 

Questo episodio ci fa capire che è l'incontro con Cristo a salvare e non la sola scrupolosa osservanza dei comandamenti. Dinanzi ad una tendenza legalistica sempre presente che trasforma Dio in un idolo e il rapporto con Lui in un contratto senza adesione del cuore, Paolo con la sua esperienza di Damasco ci ripete ancor oggi: l'autore della tua salvezza è Cristo. È Lui "il compimento della legge" (Rom 10,4). Pensare di costruirsi con le sole forze umane una propria santità è un fallimento. 

Dopo Damasco la vita di Paolo segna un totale cambio di rotta. Battezzato ed istruito nella fede cristiana a Damasco dal cristiano Anania (At 9,10ss) egli si mise a predicare quanto aveva "visto ed udito" (At 22,15). 
   
 
 
 
Home   |   Radici  |  Eventi  |  Associazione  |  Cammino
Associazione Guide e Scouts San Benedetto  -  associazione@scoutsanbenedetto.it